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C’è una tendenza molto comune, quando fa male un dente, a sperare che passi da solo. Si prende un antidolorifico, si aspetta qualche giorno, e spesso il dolore effettivamente si attenua. Con l’ascesso dentale, però, quella tregua inganna. Il dolore diminuisce, ma l’infezione va avanti per conto suo.
Capire cos’è un ascesso, come si riconosce e perché non va rimandato serve a evitare che una situazione gestibile diventi complicata.
Cos’è un ascesso dentale
Un ascesso è una raccolta di pus che si forma quando un’infezione batterica prende piede all’interno o intorno al dente. Può svilupparsi all’apice della radice, quando i batteri raggiungono la polpa attraverso una carie profonda o una frattura, oppure nei tessuti gengivali, spesso in presenza di parodontite avanzata.
In entrambi i casi il meccanismo è lo stesso: i batteri si moltiplicano, il corpo prova a contenerli e nel tentativo di farlo forma una sacca di pus. Quella sacca è l’ascesso.
Il punto critico è che questa sacca non resta ferma. Se non viene trattata, l’infezione può diffondersi ai tessuti vicini, scendere lungo il collo, coinvolgere i linfonodi o, nei casi più gravi, raggiungere strutture più profonde. Si tende a pensare che capiti di rado, ma in realtà succede più spesso di quanto si immagini, quasi sempre quando si è aspettato troppo.
I sintomi che meritano attenzione
Un ascesso quasi sempre si fa sentire. Il dolore è pulsante, spesso peggiore quando si morde o si preme sul dente. La sensibilità al caldo e al freddo non passa, anzi tende a peggiorare col tempo. La gengiva o la guancia può gonfiarsi. A volte compare un sapore amaro in bocca, quando l’ascesso si apre da solo.
Ci sono però situazioni in cui è bene agire senza aspettare. Se compare la febbre, se deglutire diventa difficile o doloroso, se il gonfiore si estende al collo o sotto la mascella, se si fa fatica ad aprire la bocca, vuol dire che l’infezione si è già spostata oltre il dente. In questi casi si cerca assistenza subito.
Perché l’antidolorifico non basta
È una cosa che vediamo spesso. Il paziente arriva dopo giorni in cui ha gestito il dolore con farmaci da banco, convinto che la situazione fosse sotto controllo. L’antidolorifico agisce sul sintomo, non sulla causa. L’infezione nel frattempo ha continuato il suo corso, in silenzio.
Vale la pena dirlo anche per i casi in cui il dolore si attenua senza farmaci. Quando un ascesso si svuota spontaneamente, la pressione scende e il fastidio scompare. Ma il problema di fondo è ancora lì, e prima o poi si ripresenta.
Come si interviene
Il trattamento dipende da dove si trova l’ascesso e da quanto si è esteso. Il primo obiettivo è sempre drenare la raccolta di pus per eliminare la pressione e ridurre l’infezione. Si procede poi a rimuovere la causa: se l’ascesso è di origine canalare, si valuta un trattamento endodontico per salvare il dente; se il dente non è recuperabile, si procede con l’estrazione.
Gli antibiotici si usano quando l’infezione ha già coinvolto i tessuti intorno al dente, o quando compaiono sintomi più generali come la febbre. Da soli, però, non risolvono: senza eliminare la fonte dell’infezione, possono contenere il problema per un po’, ma non chiuderlo.
In IOS Lecce, prima di intervenire valutiamo sempre la situazione con gli strumenti diagnostici adeguati: radiografie mirate e, nei casi più complessi, la CBCT, per capire con precisione quanto si è estesa l’infezione e pianificare l’intervento di conseguenza.
Quando contattarci
Un dolore che pulsa, una gengiva gonfia, un fastidio che dura da qualche giorno sono segnali sufficienti per prenotare una visita. Se invece è comparsa la febbre, deglutire fa male o il gonfiore si sta allargando verso il collo, contattaci direttamente. Sono situazioni che richiedono attenzione rapida.
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