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Denti gialli: tutte le cause (non è solo questione di caffè o fumo)

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“Lo so, è colpa del caffè.” È la prima frase che sentiamo quasi ogni volta che un paziente si siede in poltrona e apre l’argomento denti ingialliti. A volte ha ragione. Molte altre volte no. Perché la verità è che i denti gialli non hanno un’unica causa: dietro quel colore possono esserci le abitudini di tutti i giorni, oppure fattori che con quello che mangi e bevi non c’entrano assolutamente nulla. E finché non si capisce da dove arriva quel colore, decidere se e come intervenire è impossibile: si parte sempre da lì.

Da cosa dipendono davvero i denti gialli

I denti cambiano colore per due grandi famiglie di motivi, ed è una distinzione che vale la pena tenere a mente: le colorazioni estrinseche, che si depositano sulla superficie del dente, e quelle intrinseche, che nascono dentro la sua struttura. Sembra un dettaglio da addetti ai lavori, ma non lo è: da questa differenza dipende tutto il resto, compreso il fatto che un certo trattamento funzioni oppure sia soldi buttati.

Colorazioni estrinseche: quelle che arrivano da fuori

Le colorazioni estrinseche sono, in pratica, dei depositi che si formano sullo strato più esterno dello smalto. Qui i colpevoli sono quelli che tutti immaginano: caffè, tè, vino rosso, il fumo di sigaretta. A questi si aggiunge un imputato meno noto, i collutori a base di clorexidina: sono molto efficaci contro i problemi gengivali, ma se usati per periodi lunghi possono lasciare macchie scure sui denti.

Queste colorazioni tendono a depositarsi dove lo smalto è meno liscio, nelle piccole irregolarità della superficie, oppure dove si accumula la placca. La buona notizia è che nella maggior parte dei casi rispondono bene: uno sbiancamento professionale e un’igiene fatta con regolarità le tolgono senza troppa fatica. Il rovescio della medaglia è altrettanto semplice: se le abitudini restano le stesse, le macchie tornano. Lo diciamo sempre, senza giri di parole, ai pazienti che continuano a fumare o a bere caffè a litri.

Colorazioni intrinseche: quando il colore viene da dentro il dente

Qui il discorso cambia. Le colorazioni intrinseche non stanno sopra il dente, ma dentro: interessano la dentina e lo smalto in profondità. Ed è per questo che non si tolgono spazzolando, né con uno sbiancamento tradizionale. Puoi insistere quanto vuoi, il colore non se ne va, perché non è appoggiato sulla superficie: fa parte della struttura stessa del dente.

Le cause più comuni sono quattro, e le vediamo con una certa regolarità.

Le tetracicline sono la prima. Sono antibiotici che, se assunti mentre il dente si sta ancora formando — quindi nell’infanzia, o dalla madre durante la gravidanza — si legano alla struttura del dente e lasciano colorazioni a bande, dal grigio al bruno. Oggi succede molto meno rispetto a qualche decennio fa, da quando si è capito il meccanismo, ma tanti adulti se lo portano ancora addosso.

Poi c’è la fluorosi: un eccesso di fluoro durante la formazione del dente, che si traduce in macchie bianche opache o, nei casi più marcati, brunastre. In Italia è piuttosto rara, ma capita di vederla.

Il trauma è la terza causa, e spesso la più subdola. Un dente che ha preso un colpo — magari anni prima, magari da bambini, in una caduta che nessuno ricorda più — può scurirsi col tempo perché la polpa al suo interno subisce delle alterazioni. A volte la polpa muore lentamente, in silenzio, e il dente cambia colore senza dare altri segnali. Il paziente se ne accorge guardandosi allo specchio, non prima.

Infine c’è l’invecchiamento, che colpisce tutti. Con gli anni lo smalto si assottiglia e lascia trasparire di più la dentina sottostante, che per sua natura è più scura e più gialla. Non è una malattia, è fisiologia pura. Ma è un fattore da mettere in conto quando si ragiona su un trattamento estetico.

A ogni causa il suo trattamento (e non sono intercambiabili)

Lo sbiancamento professionale dà ottimi risultati sulle colorazioni estrinseche e su quelle da invecchiamento lieve. Su una colorazione intrinseca da tetracicline o da trauma, invece, i margini sono stretti: a volte qualcosa si ottiene, spesso il risultato è deludente, e in certi casi è proprio poco realistico aspettarsi un cambiamento importante.

Quando la colorazione intrinseca è marcata — tetracicline in stadio avanzato, fluorosi evidente, un dente scurito da trauma — la strada più efficace sono di solito le faccette in ceramica. Il principio è diverso: invece di cercare di togliere il colore, lo si copre. Il risultato è stabile e dura nel tempo, cosa che con lo sbiancamento su questi casi non si può promettere.

Il ragionamento di fondo è tutto qui: prima di mettere mano a un trattamento estetico sui denti gialli, bisogna sapere di che tipo di colorazione stiamo parlando. Provare a sbiancare una colorazione da antibiotici significa perdere tempo e denaro, e ritrovarsi allo stesso punto di partenza. Meglio saperlo prima.

Come affrontiamo i denti gialli allo studio IOS

Quando un paziente arriva da noi chiedendo di schiarire i denti, non partiamo dal trattamento: partiamo dalla causa. Guardiamo il tipo di colorazione, come è distribuita sui denti, e ricostruiamo un po’ la storia clinica — antibiotici da bambini, traumi, abitudini. Solo a quel punto proponiamo la strada giusta, che può essere uno sbiancamento, delle faccette, oppure — capita più spesso di quanto si creda — semplicemente un’igiene professionale fatta bene.

Se sei a Lecce o in zona e hai i denti più gialli di quanto vorresti senza aver mai capito il perché, la cosa più utile è una visita di consulenza. Bastano pochi minuti per avere un’idea chiara di dove nasce il problema e di quali opzioni hai davvero per risolverlo, senza partire alla cieca.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la visita odontoiatrica. Per una valutazione del tuo caso, prenota un controllo allo studio IOS di Lecce.

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